LEDHAInforma Mediateca - Giugno 2026 |
Genitori e figli sullo schermo. E oltre
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Il rapporto tra genitori e figli è uno dei grandi temi del cinema e delle serie tv, forse il più universale. Da Lorelai Gilmore, madre e migliore amica della figlia Rory, capace di costruire un legame così stretto da diventare quasi un mondo a sé, a Robin Williams che veste i panni di un'anziana nanny dall'accento britannico per restare accanto ai figli dopo un divorzio doloroso: il cinema e la televisione tornano spesso su questo legame complesso e impossibile da ignorare.
Quando in scena c'è un figlio con disabilità il rapporto si carica di domande ulteriori: chi si fa carico di chi? Come cambia una famiglia? Che cosa resta quando le reti di supporto non ci sono? E il lavoro di registi, attori e sceneggiatori si fa ancora più difficile, per evitare di cadere nei cliché che troppo spesso accompagnano la narrazione della disabilità nel suo complesso. Nella maggior parte dei casi, questi film riportano sullo schermo quello che osserviamo nella realtà di tutti i giorni: sono i genitori a occuparsi in maniera quasi esclusiva dei propri figli con disabilità.
In questa newsletter vi presentiamo due opere molto diverse tra loro -un cortometraggio e un documentario- che affrontano il rapporto tra genitori e figli con una grave disabilità cognitiva.
Il primo, "Ciruziello", è un cortometraggio incentrato sul rapporto tra Antonietta, una donna anziana che spende tutte le sue energie per prendersi cura del figlio Vincenzo: un racconto per certi versi crudo, che mostra come la solitudine e la mancanza di reti di sostegno possano portare allo schiacciamento. Il secondo, "Zigulì", è un documentario tratto dall'omonimo libro di Massimiliano Verga, frutto di un lavoro durato quattro anni durante i quali il regista Francesco Lagi è entrato a far parte della quotidianità di Massimiliano e del figlio Moreno.
Se da un lato questa modalità di racconto è comprensibile -il cinema porta sullo schermo quello che esiste nella realtà, e nella realtà sono quasi sempre i genitori a occuparsi dei figli con disabilità- dall'altro lascia aperta una domanda: perché non si prova mai a immaginare qualcosa di diverso?
Nella rappresentazione della disabilità manca quasi sempre l'immaginazione, il tentativo di costruire mondi che non esistono ancora ma potrebbero esistere.
Un piccolo spiraglio arriva negli ultimi minuti di "La vita da grandi", film uscito nelle sale all'inizio del 2025. Piera, la mamma di Omar, ha passato la vita a fare da scudo al figlio autistico, convinta di sapere meglio di chiunque altro che cosa gli fa bene e che cosa lo turba. Piera è contraria a ogni cambiamento. Poi, lentamente, qualcosa si allenta. Non succede niente di stravolgente: si intravede soltanto la possibilità che Omar possa iniziare a costruire la vita che desidera. È poco. Ma al cinema, quando si parla di disabilità, è già molto.
Buona visione e buona lettura
Matteo Schianchi, responsabile della Mediateca LEDHA
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🎦 "Ciruziello": una storia di solitudine |
Il cortometraggio del regista Ciro D'Aniello presenta una madre anziana, Antonietta, che ha dedicato tutta la sua vita a Vincenzo, il figlio con una disabilità complessa. Antonietta ha trasmesso a Vincenzo, attraverso lunghe passeggiate, l’amore per il mare e nella loro vita c’è anche Ciruzziello, un pesce colorato, che fa compagnia a entrambi.
La loro routine quotidiana è sconvolta dalla diagnosi ricevuta da Antonietta: ha un tumore in fase avanzata e il tempo che le resta è poco. Non viene spiegato il perché, ma di fatto Antonietta e Vincenso sono soli, non hanno alcun tipo di supporto né dai servizi formali né da reti informali. Sembra che anche Dio e la Madonna, cui la donna si è sempre affidata, li abbiano abbandonati.
Storia triste e amara, interpretata in modo ottimo dagli attori, invita a riflettere sull'importanza di creare reti in grado di supportare le persone più fragili, di vigilare per riuscire a intercettare le situazioni nascoste, che per diversi motivi sono uscite (o non sono mai state intercettate) dai servizi e che rischiano di essere abbandonate a se stesse e alla propria disperazione."
"Ciruzziello" è un cortometraggio di Ciro D'Aniello. Si può vedere gratuitamente su Rai Cinema.
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📺 "Zigulì", un racconto senza filtri |
"Zigulì" nasce nel 2012 come libro: il racconto in prima persona di Massimiliano Verga nel rapporto con il figlio Moreno, che dalla nascita ha una grave disabilità fisica e intellettiva. Lucido e a volte crudo: il titolo stesso prende il nome dalla celebre caramella alla cui dimensione Verga paragona il cervello del figlio. Il libro non edulcora nulla: racconta la rabbia, la fatica, la frustrazione, senza che questo intacchi l'amore e la dedizione con cui Massimiliano si prende cura di Moreno.
Sette anni dopo, arriva sugli schermi l'omonimo documentario realizzato dal regista Francesco Lagi dopo quattro anni di riprese tra la casa a Milano e le vacanze in montagna. E che racconta alcuni momenti di vita insieme tra un padre e il suo ragazzo, che sembra non crescere col passare degli anni. Moreno ha con suo padre un rapporto soprattutto fisico, fatto di abbracci, di mani che si cercano e si stringono, ma anche di morsi e di ruvide carezze, e qualche volta di baci. Un corpo a corpo incessante in cui le parole hanno la forma dei suoni, a comporre una comunicazione che sembra sempre uguale e sempre profondamente diversa.
"Zigulì. La mia vita dolceamara con un figlio disabile" è il titolo del libro pubblicato nel 2012 da Mondadori, è disponibile presso la Mediateca LEDHA. L'omonimo documentario, è disponibile su RaiPlay.
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📖 "Imparando da mia figlia": un'etica della cura |
"Imparando da mia figlia" è il libro in cui Eva Feder Kittay, filosofa americana e madre di Sesha (ormai donna, con una disabilità fisica e cognitiva grave) racconta il proprio rapporto con la figlia, allargando però lo sguardo a una riflessione filosofica: cosa sia la cura, quale sia il suo fine e come si possa raggiungere.
La cura, teorizza Kittay, consiste nel far fiorire la persona a partire dalla sua realtà, da quello che è e da ciò che è bene per lei; permetterle di avere una vita buona, una vita degna di essere vissuta. Questo non dipende tanto e solo dalle capacità o dagli obiettivi che la persona può raggiungere (che, per esempio, nel caso di Sesha sono minimi) ma dalla qualità della sua vita, dalle piccole gioie che prova, sentendo magari la sua canzone preferita o mangiando un gelato.
Nella parte finale del volume, l'autrice affronta il tema della cura dal punto di vista filosofico ed etico, partendo da un assunto inconfutabile: la dipendenza è una caratteristica dell’essere umano. Tutti siamo dipendenti da qualcuno, lo siamo stati o lo saremo. Nonostante ciò, la dipendenza è percepita come qualcosa di negativo; chi è dipendente viene stigmatizzato e, in questo senso, non è un caso che molti movimenti che si occupano dei diritti delle persone con disabilità facciano dell’indipendenza la loro principale battaglia.
In realtà, osserva l’autrice, si rischia di costruire una falsa narrazione nel momento in cui, per assicurarsi l’indipendenza, ci si affida per esempio a servizi a pagamento. La Kittay propone invece un’etica della cura, analizzando tutte le implicazioni che la relazione tra caregiver e persona assistita pone, il cui fine deve essere il benessere di tutte le persone coinvolte nella relazione.
"Imparando da mia figlia. Il valore e la cura delle 'menti' con disabilità", Eva Feder Kittay, Studium Edizioni, 2025
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In questo video, Eva Feder Kittay presenta "The Completion of Care", capitolo del suo libro "Imparando da mia figlia". Un'occasione per riflettere su come la disabilità metta in discussione concetti filosofici centrali: la vita buona, il valore della cura, la dignità, l'idea stessa di persona.L'intervento è in inglese.
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