LEDHAInforma Mediateca - Luglio 2026 |
Durante il lockdown, ho rivisto “Il sorpasso” di Dino Risi. Nessuno poteva muoversi da casa e forse per quello il film mi è sembrato ancora più bello di come lo ricordavo: due uomini, una lancia Aurelia lanciata su una strada d’agosto completamente vuota.
Il viaggio è un meccanismo narrativo perfetto per raccontare l’evoluzione dei personaggi di un film perché costringe chi parte a diventare qualcun altro alla fine del percorso. Il cinema vi fa ampio ricorso, anche quando racconta la disabilità o la fragilità, ad esempio in “Beautiful Minds”, un bel film francese costruito attorno all’improbabile incontro tra Louis, impresario di pompe funebri, e Igor, un uomo con paralisi cerebrale. Oppure in “Hasta la vista!” un road movie che racconta il viaggio in pulmino di tre amici belgi con disabilità verso la Spagna. Ufficialmente per partecipare a un tour enologico, ma l’obiettivo reale è molto più concreto. Mentre Alvin Straight è l’anziano protagonista di “Una storia vera” di David Lynch: non ha la patente ma attraversa due Stati americani su un tosaerba per raggiungere il fratello colpito da un ictus.
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C'è un filo che lega queste storie: i protagonisti sono persone che, in base all’opinione comune, non dovrebbero partire. Eppure lo fanno. Il limite -il tosaerba al posto dell'automobile, il carro funebre al posto della macchina- non ferma il viaggio: lo rende possibile in un altro modo.
I due titoli che vi proponiamo in questo numero (con le recensioni di Donata Scannavini) appartengono alla stessa famiglia. "Peanut Butter Falcon" (in italiano il titolo è stato adattato con "In viaggio verso un sogno") mette in scena la fuga di Zak, giovane con trisomia 21, dall'istituto in cui vive, per inseguire il sogno un po’ improbabile di diventare un wrestler. Mentre il libro "Se ti abbraccio non aver paura" di Fulvio Ervas racconta il viaggio senza meta attraverso le Americhe di un padre e del figlio con disabilità. In entrambi i casi il viaggio cambierà i viaggiatori.
Eleonor, l'assistente mandata a riportare Zak "a casa", è costretta dai fatti
a ricredersi su cosa sia bene per lui. Mentre Franco scopre un Andrea diverso da quello che credeva di conoscere.
Il rischio, però, è che tutto questo resti confinato sullo schermo e sulla pagina. Che il viaggio diventi il gesto eccezionale, l'impresa commovente, l'eccezione che conferma la regola. Perché nella realtà di tutti i giorni non serve attraversare le Americhe: bastano un albergo con una camera davvero accessibile, un treno che si possa prendere senza prenotare l'assistenza con giorni di anticipo, una spiaggia accessibile. Cose banali, che però banali non sono, se non ci sono. Viaggiare non è un desiderio romantico: è un diritto, e quando le condizioni per esercitarlo mancano siamo di fronte a una discriminazione, non a una fatalità.
Buona visione e buona lettura
Matteo Schianchi, responsabile della Mediateca LEDHA
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🎦 "In viaggio verso un sogno" |
"In viaggio verso un sogno" racconta una corsa verso la libertà e verso un desiderio preciso: incontrare il proprio eroe e diventare un wrestler professionista. Per questo Zak, ragazzo con trisomia 21 interpretato da Zack Gottsagen, scappa dall'istituto dove vive e incontra Tyler, un uomo in fuga, che diventa il suo allenatore e lo aiuta a raggiungere la meta.
Zak ha ventidue anni e vive in una casa di riposo per anziani: non perché sia il posto giusto per lui, ma perché non ce n'erano altri. La famiglia non c'è, e lo Stato lo ha collocato lì. Lo dice lui stesso, con una semplicità che non lascia scampo: loro sono vecchi, io sono giovane, siamo diversi. Per andarsene, Zak non ha altra strada che la fuga. Durante il viaggio -che si compie in buona parte su una zattera, in un esplicito omaggio a Huckleberry Finn- Zak e Tyler vengono raggiunti da Eleanor, la giovane operatrice sociale dell'istituto, incaricata di trovarlo e riportarlo "a casa".
Convinta di conoscere Zak e di sapere cosa sia bene per lui, Eleanor è costretta dall'evidenza a ricredersi, a constatare cosa il ragazzo sa fare, ma soprattutto ciò che per lui è bene, cioè realizzare quello che desidera. La sua scelta di campo, però, arriva solo quando scopre che la struttura ha deciso di trasferire Zak in un istituto ancora più rigido: è di fronte a quella prospettiva che smette di riportarlo indietro e decide di accompagnarlo. Proprio con Eleanor e Tyler, Zak riuscirà a far diventare realtà anche il sogno più grande, avere una famiglia.
I tratti poetici e talvolta fantastici del film, che ne rendono piacevole la visione, non sminuiscono la potenza del suo messaggio che, ancora una volta, è quello di andare oltre gli stereotipi e le convinzioni, di lasciare aperta la porta alle possibilità che la vita offre e di permettere a ogni persona di inseguire i propri sogni.
"In viaggio verso un sogno - The Peanut Butter Falcon", di Tyler Nilson
e Michael Schwartz. Il film è disponibile su Prime Video e presso la Mediateca LEDHA.
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Il film che invita ad andare oltre gli stereotipi ha dovuto farlo prima di tutto su se stesso.
"In viaggio verso un sogno" nasce dalla richiesta di Zack Gottsagen ai registi Tyler Nilson e Michael Schwartz, conosciuti in un campo inclusivo: scrivetemi un film. E loro lo hanno fatto, cucendo il personaggio di Zak su di lui. La strada per arrivare sullo schermo, però,
è stata lunga: alcuni finanziatori si sono offerti di produrre il film a condizione che il ruolo
di Zak fosse affidato a un attore senza disabilità. I registi hanno rifiutato e hanno girato
un cortometraggio di prova, per dimostrare che Gottsagen poteva reggere il film.
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📚 "Se ti abbraccio non avere paura" |
Andrea è un giovane con autismo che abbraccia le persone che incontra: la frase che dà il titolo al libro è quella che i suoi genitori facevano stampare sulle magliette, perché nessuno si spaventasse. Franco è suo padre, un uomo che lotta con e per il figlio.
È una storia vera. Franco e Andrea Antonello sono di Castelfranco Veneto, e nell'estate del 2010 hanno attraversato le Americhe: tre mesi da Miami al Brasile in moto, in auto, in autobus, in aereo, in barca. Lo scrittore Fulvio Ervas ha raccolto le parole di Franco nell'arco di un anno e ne ha fatto un libro.
Ciò che Ervas racconta è il viaggio più improbabile che padre e figlio potessero intraprendere, ma che, grazie alla voglia di sognare di Franco e Andrea, diventa realtà: un lungo tour senza una meta precisa, aperti agli incontri con la più varia umanità, con la natura, che a volte incanta, altre spaventa, con gli imprevisti che sono dietro l'angolo.
Padre e figlio si sperimentano in situazioni inedite, incontrano uno sciamano, Andrea accarezza un coccodrillo. Il giovane vive tutto questo con intensità, riesce ad aprirsi agli altri e anche a stare per un po' di tempo senza suo padre, con persone di cui ha imparato a fidarsi. Anche Franco scopre un Andrea diverso, con cui può osare affrontare situazioni che fino a quel momento aveva ritenuto impossibili.
Il racconto è in prima persona, ed è quella di Franco: sono i suoi occhi a guidarci lungo la strada. "Se ti abbraccio non aver paura" è un libro che,
oltre a narrare un viaggio ricco di incontri e luoghi indimenticabili, fa riflettere sull'importanza di osare, di sfidare paure, di mettere in discussione ciò che si è sempre creduto vero (una persona con autismo non può rompere la propria routine); solo così si potrà lasciarsi stupire dall'impensabile.
Fulvio Ervas, "Se ti abbraccio non aver paura", Marcos y Marcos, 2012. Il volume è disponibile presso la Mediateca LEDHA.
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